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Apr 25

25 APRILE 2024 79° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DAL NAZI-FASCISMO

Un anno addietro scrissi su queste pagine le riflessioni di un nonno ai propri nipoti.

Riflessioni che furono ampiamente condivise nelle chat alle quali partecipo, e che qualcuno ebbe la bontà di rimbalzare sui socialmedia, alle quali non partecipo!

È passato un anno, i valori espressi un anno fa sono sempre validi; sembra non ci sia altro da aggiungere, ma non è così! Se teniamo memoria di quel che disse Piero Calamandrei a proposito delle celebrazioni… “non siamo noi che celebriamo in nostri morti, ma sono essi che ci convocano puntualmente affinché noi rendiamo conto ad essi cosa abbiamo fatto per ricordare la loro memoria!…”

Se ricordiamo quella frase, qualcosa da aggiungere ai miei nipotini, carnali e non, c’è.

1) il 25 aprile, oggi, non è solo una celebrazione liturgica (quella serve, serve a tutti) ma il 25 aprile deve essere soprattutto un PROGETTO di vita, di riforma della Repubblica come la immaginarono i Padri Costituenti, uno stato sociale secondo i dettati dell’ Art, 3 della carta costituzionale; un principio fortemente disatteso in questi ultimi mesi con le scarse risorse assegnate sanità e scuola;

2) un PROGETTO di organizzazione sociale che garantisca a chi esce da casa al mattino per recarsi al lavoro la certezza di farvi ritorno alla sera (per tre lavoratori al giorno ciò non accade;

3) un PROGETTO di vita che garantisca a tutte le DONNE un adeguato rispetto e pari dignità di genere:

4) un PROGETTO di vita che garantisca in tempi brevi accoglienza e integrazione degli immigranti. È semplice e poco dispendioso. Ci sono frotte di insegnanti in pensione che s’impegnerebbero a insegnare l’Italiano e l’Educazione civica, la Cosituzione in altri termini, Quest’ultima, poi, dovrebbe essere meglio insegnata anche ai nostri ragazzi e, perché no ad alcuni dei loro docenti;

5) un PROGETTO di vita che garantisca la libertà di stampa, subdolamente minata ogni giorno dal governo in carica, che dovrebbe essere un governo di tutti ed è invece un governo per pochi, anzi per pochissimi.

Quante cose da fare, e non sono tutte, ma solo le prioritarie, almeno secondo me!

Dovrei fermarmi qui perché dopo quasi trenta righe il livello di attenzione e ricezione di chi legge si abbassa moltissimo.

Tuttavia non posso chiudere senza un’ultima riflessione. Ho vissuto vent’anni a Padova. Ho girato l’accogliente Lombardo-Veneto in lungo e largo. M’è capitato spesso di fermarmi all’area di servizio di Sommacampagna, e trovare (allora) sugli scaffali del’autogrill in bella mostra bottiglie etichettate come vino del duce o vino di Hitler. Non so se ci siano ancora.

Bighellonando tra i laghi Maggiore e di Varese, mi sono imbattuto nella Birreria di Buggiate (oggi solo sushi) dove anni fa si festeggiò il compleanno di Hitler. Simbolismi nazisti a iosa svastiche du varia foggia e anche il sole nero, ma soprattutto un karaoke che usava efferate parole antisemite (troie da squartare…, o ebrei da bruciare…) su muscihe popolari contemporanee, come Azzurro, Questo piccolo grande amore e altre. Negando la shoa, o attribuendone la responsbilità agli Ebrei, responsabili di aver dichiarato per primi guerra alla Germania.

Quell’aerea geografica è nota anche come lago nero, accolse sin dal 1945 gerarchi nazisti in fuga, come Hermann Brickler (il boia di Parigi condannato in Francia alla pena di morte) che nel 1951 costruisce col suo vero nome la stupenda villa a Leggiuno, a picco sul lago Maggiore, protetto (chissà perché?) dall’Italia che non ne concesse mai l’estradizione. Protetto a tal punto che la villa appartiene adesso al figlio che nel 2005 vi ospitò  Erich Priebke condannato all’ergastolo (da scontare ai domiciliari) per la strage delle Fosse Ardeatine.

Chissà perché la nota del CLN del 23 gennaio 1946 inviata ai Carabinieri di Laveno, che diceva testualmente “i sudditi tedeschi appartenenti alle organizzazioni del disciolto esercito nazista non li vogliamo vedere circolae liberamente”, non ebbe seguito. Alla nota è allegato un elenco di oltre quaranta nomi.

Era la regola allora; gli ex-gerarchi non avevano necessità di raggiungere l’America del Sud. Bastava entrare in Italia dal Ticino nel varesotto, mettere su una fabrichetta a Milano con pochi denari e costruirsi una villa sul lago. Non dovevi nemmeno cambiar cognome, la proprietà passava da padre in figlio.

Il lago nero era accogliente! Perché?

Allora c’era il pericolo comunista e bisognava essere indulgenti con chi era non era comunista. E così Giudici Fasciti rimasero al loro posto, divennero Giudici della Reppublica, come burocrati fascisti divennero burocrati della Repubblica, impedendo di fatto di completare il rinnovamento dell’Italia.

Erano quelli gli anni nei quali si sarebbe dovuto fare i conti col passato, senza uccidere nessuno, con humana pietas per tutti, ma con i perdenti nei loto ruoli.

Fu quello l’errore, e lo paghiamo ancora, con una indulgenza eccessiva che ha portato i nipotini dei fascisti al governo del paese. Legittimamente è verò, ma con’eredità pesante dalla quale non vogliono prendere le distanze.

Un’eredità pesante perché sulle rive del lago nero si ritrova ancora oggi tutto l’estabilishement nero europeo e italiano, dall’ideologo di Putin Alexander Dugin, a Graziani fondatore o meglio ri-fondatore di quell’ordine nuovo protagonista degli anni di piombo e della strategua della tensione, ai DO.RA. (acronimo dei dodice raggi del sole nero di Hitler), una comunità che proclama il populismo in opposizione alla modernità. E giù giù sino ad Atreju e ai giorni nostri.

E allora quale messaggio per il 25 aprile del 2024?

Smettiamo di chiedere a chi ci governa se sono antifasciti; non lo diranno mai, perché non lo sono, anche se hanno giurato sulla Costistuzione antifascista.

Al contrario cominciamo a chiedere, non certo a chi ci governa, ma alle Procure della Rebubblica quando l’Italia inizierà ad applicare la legge Scelba (20 giugno 1952 n. 645) e la legge Mancino (26 aprile 1993 b. 122).

Buon 25 aprile a Tutte e Tutti

C’è stato un commento degno di nota:

Il 25 aprile  celebra la fine della guerra, la fine del fascismo e del nazismo.Dovrebbe essere la rinascita dopo un periodo di odioso regime .Nn apprezzo chi ne fa un’occasione di divisione e nn di unità. Nn si può  vivere con la testa girata al passato .È  stato un brutto passato, molti nn hanno pagato per ciò  che hanno fatto, è  vero.Ma basta! Ricominciamo a ricostruire il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti senza odio e senza rancore.E ricordiamoci che la libertà  è  un bene da custodire gelosamente.

Non posso non risponderti anche se non citerò il tuo nome per grande rispetto!

… tutto puoi dirmi salvo ch’io non desideri che il 25 aprile sia la festa di TUTTI gli ITALIANI; tutti. È ciò che ho scritto nel post di un anno fa! Tutto puoi dirmi tranne che io voglia fare di questa festa meravigliosa un’occasione di divisione, che io viva con la testa girata al passato. Ho la testa ben rivolta in avanti e, grazie a Dio, l’orizzonte è ancora libero, e ciò che vedo è qualcuno che desidera fortemente guardare indietro, con la proposta del premierato, qualcuno che spinge per la donna forte o l’uomo forte che sia.

L’orizzonte è libero, ti assicuro e vedo bene chi sta distruggendo la scuola pubblica, la sanità pubblica, e tutti i valori che questo Paese antifascista aveva conquistato con lotte importanti. Vedo bene chi fa gravare il peso fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati anziché tassare gli extraprofitti delle superaziende.
Ma basta, dici tu, e credo ti riferisca (anche se non ne sono certo) alla mia citazione del lontano 1943. Se è così mi dispiace averti irritato, ma un po’ di Storia con la S maiuscola non guasta per capire il presente. Quella storia l’abbiamo imparata sui medesimi banchi.
Però concordo con te, adesso si potrebbe iniziare a dire basta e iniziare a  festeggiare come gli americani il 4 o i francesi il 18 luglio.
Basta ma a una condizione che i privilegi immeritati scompaiano.
Storicamente tutto iniziò nel 1943, con la RSI fantoccia; e per ricominciare a ricostruire il futuro di figli e nipoti è necessario che scompaia il lago nero, con le sue rive e i suoi festini.
Perché è da li che verrà (io spero di no e m’impegnerò finche avrò vita affinché non accada) la nuova destra autocrate. Non sarà un nuovo fascismo mussoliniano, quello (che iniziò 100 anni fa uccidendo Giacomo Matteotti) che ebbe fine nel 1945 con le stragi naziste e fasciste. Ciò che potrebbe avvenire è una deriva destroide come quella orbaniana, putiniana o, che Dio ce ne scampi, trampiana.
L’augurio che faccio a tutti i compagni di scuola, ai nostri figli e nipoti, è quello di poterci ritrovare qui tutti tra un anno, con la nostra Meravigliosa Costituzione del tutto intonsa, a dirci ancora Buon 25 aprile a tutte e tutti.