{"id":23,"date":"2015-01-09T21:37:10","date_gmt":"2015-01-09T21:37:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andreozzi.catania.it\/sito\/?page_id=23"},"modified":"2023-05-23T12:42:42","modified_gmt":"2023-05-23T11:42:42","slug":"a-cavallo-di-due-secoli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.andreozzi.eu\/andreozzicatania\/a-cavallo-di-due-secoli\/","title":{"rendered":"A Cavallo di due secoli"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: right;\"><a title=\"Indice\" href=\"http:\/\/www.andreozzi.eu\/andreozzicatania\/a-cavallo-di-due-secoli\/indice\/\"><span style=\"color: #0000ff;\">INDICE<\/span><\/a><\/h3>\n<p>Perch\u00e8 questo libro?<br \/>\nForse perch\u00e9 scrivere \u00e8 il modo pi\u00f9 autentico per aprire il proprio animo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.andreozzi.eu\/andreozzicatania\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/copertina-libro-002.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-194\" src=\"http:\/\/www.andreozzi.eu\/andreozzicatania\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/copertina-libro-002.jpg\" alt=\"copertina libro 002\" width=\"271\" height=\"394\" srcset=\"https:\/\/www.andreozzi.eu\/andreozzicatania\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/copertina-libro-002.jpg 271w, https:\/\/www.andreozzi.eu\/andreozzicatania\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/copertina-libro-002-206x300.jpg 206w\" sizes=\"(max-width: 271px) 100vw, 271px\" \/><\/a>Da solo, un blocco di fogli, una penna che scorre (incurante degli errori) o le dita che battono (digitano, si dice adesso) sui tasti, o un miniregistratore che riceve le parole.<br \/>\nHo cominciato a scrivere negli anni \u201960; poveri versi che presto abbandonai.<br \/>\nScrivevo quando il bisogno di farlo diveniva impetuoso, spinto da un\u2019intensa emozione o da stati d\u2019animo particolari, di sofferenza o di serenit\u00e0!<br \/>\nPene di cuore, ansie scolastiche, dolore per la salute di mia madre, gioie per i piccoli o grandi successi.<br \/>\nUn diario, mai quotidiano, pagine slegate piuttosto, simili spesso a lettere per un destinatario che molto improbabilmente le avrebbe lette. Tre o quattro quaderni, scritti fittamente.<br \/>\nLettere a me stesso per non dimenticare quei miei stati d\u2019animo; talvolta preghiere e ringraziamenti a Dio, l\u2019energia suprema, il mio grande amico, con cui dialogo spesso.<br \/>\nEbbi pure la sfrontatezza di chiamare quei quaderni testamento spirituale.<br \/>\nNon ero bravo, l\u2019italiano scritto non era il mio forte; forse leggevo poco e sapevo tradurre male le mie idee sulla carta.<br \/>\nPoi incontrai Giovannino, quello che scriveva utilizzando solo duecento vocaboli, ma che dichiarava splendidamente la verit\u00e0, pane al pane e vino al vino; e per questo and\u00f2 anche in galera. Giovannino mi insegn\u00f2 tantissimo, al punto da fare aumentare i voti dei miei temi e la qualit\u00e0 del mio diario.<br \/>\nQualche volta mi scapp\u00f2 scritto &#8211; ecco un esempio di quanto Guareschi abbia influito sul mio fraseggio &#8211; anche un racconto. Forse due.<br \/>\nQuaderni, fogli di appunti, lettere, destinati a rimanere nei miei cassetti nell&#8217;attesa di suscitare, un giorno, nelle mie figlie un tenero sorriso e un po\u2019 d\u2019umidit\u00e0 agli occhi.<br \/>\nPoi arriv\u00f2 il libro di Luigi Una Bella Storia; la storia della nostra famiglia, ispirato al diario dello zio Maurizio, arricchito da ricerche personali di mio fratello.<br \/>\nUn libro bellissimo, che ebbe molto successo in famiglia. Commentandolo, con lui e i nostri cugini, affiorarono alla mente ricordi di momenti sereni e felici, dei quali serbavo, era parere unanime, memoria precisa. La casa di via Deodato, un palazzo ottocentesco con la vita che scorreva secondo ritmi e ruoli ormai scomparsi. Il rito della Pasqua in quella sorta di casa ringhiera; la festa dei morti; il Natale in via De Roberto, sant\u2019Agata.<\/p>\n<p>Se ne parlava anche con gli amici, d\u2019estate sotto l\u2019ombrellone, ricordando ognuno le proprie estati di pi\u00f9 decenni addietro, la montagna degli anni cinquanta, alcuni piatti poveri di quegli anni.<br \/>\nMettere tutto questo sulla carta avrebbe fatto piacere a qualcuno, oltre che a me stesso? Sarebbe stata una memoria?<br \/>\nEcco, questo zibaldone, con la zeta rigorosamente minuscola per non mancare di rispetto al grande Giacomo, \u00e8 nato cos\u00ec.<br \/>\nUno zibaldone vero, nel quale la tematica si mescola alla sequenza temporale, con i ricordi richiamati adesso alla mente inframmezzati da brani del vecchio diario, riconoscibili dal corsivo e dal corpo pi\u00f9 piccolo.<br \/>\nIn questo zibaldone sono incluse anche delle immagini che avrebbero dovuto essere soltanto un supporto al testo. A volte ho trovato le immagini evocate dai ricordi, a volte no; scartabellando nell\u2019archivio di casa, per\u00f2, ne venivano fuori altre, che evocavano altri ricordi o testimoniavano pezzi di storia familiare e cittadina anche antecedente alla mia nascita. Perch\u00e9 non inserirle e metterle a disposizione di chi legge? Non sono memoria anch\u2019esse?<br \/>\nE va bene, direte con benevolenza, ti passiamo il ruolo di piacevole memoria, ma\u2026<br \/>\nPerch\u00e8 questo titolo?<br \/>\nGi\u00e0, perch\u00e9 questo titolo?<br \/>\nForse perch\u00e9 quando sono nato, in Italia regnava lo stesso re che regnava quando nacque mio padre, nonostante i quarantadue anni di differenza tra noi.<br \/>\nMa prima ch\u2019io compissi il primo compleanno era cambiato il re ed anche la monarchia era andata via.<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 i miei primi quindici anni hanno avuto gli stessi ritmi di vita della generazione di mio padre. Se cadeva in terra un pezzo di pane, si raccoglieva e, prima di riporlo, si baciava. \u00c8 il corpo di Ges\u00f9, diceva qualcuno, forse troppo bigotto e rischiando d\u2019essere blasfemo; certamente perch\u00e9 rappresentava il bene primario che nessuno poteva permettersi di sprecare.<\/p>\n<p>\u2018O chianu Nicosia, o \u2018a fera \u2018o lune i venditori vaniavanu la mercanzia \u2018n quattruni menza lira.<br \/>\nCapii presto che il prezzo era cinquanta lire; per effetto della rapida svalutazione postbellica alla quale la popolazione non s\u2019era ancora abituata nei termini, le cento lire degli anni cinquanta erano paragonati a una lira d\u2019anteguerra.<br \/>\nQuattruni significava certamente quarto, era facile dopo aver studiato le frazioni, ma un quarto di che?<br \/>\nIl peso della merce \u2018n quattruni menza lira era due etti; se ne acquistavo un chilo pagavo duecentocinquanta lire!<br \/>\nIl mistero fu risolto quella volta che ci si pot\u00e9 permettere un acquisto doppio.<br \/>\nMenzu rotulu \u2018na lira, sentenzi\u00f2 il venditore. I conti tornavano, \u2018n quattruni era un quarto di rotolo, l\u2019unit\u00e0 di misura borbonica che sopravviveva.<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 il venerd\u00ec era rigorosamente di magro e la frittata si chiamava pisci d\u2019ovu.<br \/>\nIl dialetto era la lingua quotidiana, proibita a casa perch\u00e9 avrebbe compromesso l\u2019apprendimento dell\u2019italiano (se non lo parli e scrivi bene non potrai diventare qualcuno\u2026).<br \/>\nIl popolino creava le proprie assonanze fonetiche, esattamente come nel sonetto Li patruni \u2018taliani e la b\u00e0ria catanisa della Centona di Nino Martoglio;<br \/>\n\u2026 la biancar\u00eca pulita\u2026 \u00e8 l\u2019abbucatu\u2026,<br \/>\n\u2026 la minna non \u00e8 minna, donna Mara, \u00e8 puppa\u2026,<br \/>\n\u2026 (e ju chi sugnu, bastimentu?).<\/p>\n<p>La messa e tutte le funzioni religiose erano rigorosamente in latino; il popolino era bravissimo nel rispondere al celebrante nella lingua di Cicerone, anche se non capiva chi fosse la tranquilla e quieta mamma che veniva citata in tutti i funerali;requie materna.<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 in primavera e in autunno era di rigore la purga, per ripulirsi dentro prima della nuova estate o del nuovo inverno (era l\u2019effetto catartico, purificatore, che avrei imparato sui banchi dell\u2019istituto di Farmacologia).<br \/>\nPoi arriv\u00f2 il boom, e mutammo tutti, gli adolescenti ed i nostri genitori, mutarono le regole.<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 indossai i pantaloni a zampa d\u2019elefante, le camicie operate e stampate, e mi feci crescere i basettoni, quasi un ritorno dei favoriti dell\u2019ottocento.<br \/>\nForse perch\u00e9 lasciai presto tutto ci\u00f2 per riprendere la giacca a tre bottoni e le camicie con i gemelli, indulgendo alla novit\u00e0 del pulloverino giro collo alla Anthony Perkins.<\/p>\n<p>Ci fu chi govern\u00f2 il cambiamento, come i miei genitori, partecipando all\u2019evoluzione ma salvando i valori autentici, e chi invece fu travolto dall&#8217;evoluzione sull\u2019onda lunga del cambiamento ad ogni costo.<\/p>\n<p>\u00c8 un luogo comune, ma \u00e8 vero!<br \/>\nSono accadute pi\u00f9 cose nel ventesimo secolo che non in tutta la storia del mondo. Nel bene e nel male, cose nefaste e cose di cui andare orgogliosi.<br \/>\nTra le prime il fascismo, il nazismo e il comunismo, le due guerre mondiali, la bomba atomica, perversa applicazione di una fantastica scoperta (il nostro amico atomo, era il titolo di un libro che la zia Zina mi regal\u00f2 quando avevo otto o dieci anni).<br \/>\nTra le seconde tutte le scoperte della scienza, tutte, indipendentemente dall\u2019uso che ne abbiamo fatto: i progressi sociali e di costume, gli antibiotici, il voto alle donne, i libri degli intellettuali liberi del secondo dopoguerra, Pavese, Levi, Malaparte e tanti altri.<\/p>\n<p>Le gonne al polpaccio e \u2026 le minigonne; il miglioramento delle condizioni lavorative, l\u2019aumento della durata media della vita, l\u2019apoteosi dell\u2019automobile come espressione della meccanica e del benessere economico.<br \/>\nIl benessere economico s\u00ec, soprattutto delle classi sociali intermedie e meno abbienti, che ha significato, soprattutto nella cara vecchia Europa, un miglioramento delle condizioni di vita per tutti. La scuola obbligatoria.<br \/>\nL\u2019atollo di Bikini, da dimenticare per gli esperimenti che vi si conducevano, ma da ricordare per il costume da bagno cui diede il nome.<\/p>\n<p>Il telefono in tutte le case; 11030 era il numero di casa mia. Le prime offerte di incentivazione al consumo, il duplex, due numeri con tariffa di poco superiore a quella singola. Se la linea era utilizzata da uno dei due numeri, l\u2019altro non poteva parlare. Lo adottammo subito, insieme allo zio Pippo; 19624 il suo numero, 19625 il nostro.<br \/>\nLe signorine del centralino; negli anni cinquanta le signorine del 110. La chiamata telefonica interurbana aveva la durata standard di tre minuti. All\u2019approssimarsi della scadenza la centralinista, che per passare il tempo ascoltava tutta la conversazione per poi raccontarla la sera a casa, si inseriva tra i due utenti chiedendo se il chiamante intendesse prolungare la conversazione per altri tre minuti: raddoppia?<br \/>\nSembrava che oltre non ci fossero altri traguardi. Quando la teleselezione licenzi\u00f2 le signorine del centodieci sembr\u00f2 una cosa dell\u2019altro mondo.<\/p>\n<p>Le radio a transistor, esibite in via Etnea come oggi i telefonini.<br \/>\nLa televisione, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 dove arrivare!<br \/>\nVedere a distanza, mi spiegava pap\u00e0.<br \/>\nI gioved\u00ec sera, in piazza Verga, che ancora chiamavamo piazza Esposizione, da Lorenti o al Caff\u00e8 Finocchiaro per assistere a Lascia o Raddoppia? Anche i cinema interrompevano la programmazione per riprodurre sul grande schermoMike e la Campagnoli.<\/p>\n<p>Nel Duemila, diceva una vecchia canzone degli anni sessanta, non mangeremo pi\u00f9 spaghetti col rag\u00f9, prenderemo quattro pillole e con gran facilit\u00e0 la fame sparir\u00e0.<br \/>\nPer\u00f2, speravano quei versi, nel Duemila i baci si daranno ancora come oggid\u00ec!<br \/>\nFortunatamente si sono salvati gli spaghetti, i baci e\u2026<br \/>\ntutto il resto.<\/p>\n<p>Sfogliando l\u2019archivio&nbsp; di mio padre, guardo con tenerezza le veline dattiloscritte con la carta carbone, quella copiativa con l\u2019inchiostro blu. Ricordo la gioia di pap\u00e0 quando nel suo ufficio in Clinica Medica mi fece vedere la fotocopiatrice, quella che lavorava in due tempi impressionando prima una matrice negativa e successivamente la copia fotostatica vera e propria.<br \/>\nMi chiedo spesso cosa avrebbe provato se avesse conosciuto il fax.<\/p>\n<p>E che dire dei telefoni cellulari; ho vissuto personalmente, come radio amatore della citizien band, la gioia di comunicare via radio, e ripenso allo stupore e all\u2019invidia che suscitavamo nei conoscenti. Sembravamo dei privilegiati, di un privilegio che mai sarebbe divenuto uno strumento di massa. E invece\u2026?<br \/>\nE ancora internet, la posta elettronica e altro ancora che non so pi\u00f9 indicare perch\u00e9 ho perso il passo.<br \/>\nAncora un\u2019evoluzione, come quella degli anni \u201960; che ho cercato di governare, assorbendola io stesso, ma cercando di conservare i valori autentici per me e per le mie figlie, senza tuttavia contrastare (non so se loro saranno d\u2019accordo) la loro evoluzione ed i loro ritmi, subendoli forse, ma con la fondata speranza che possiedano intimamente i valori basilari del bene e del male.<\/p>\n<p>Cambiamenti veloci, velocissimi!<br \/>\nEcco il perch\u00e9 di questo titolo; perch\u00e9 i contenuti di queste pagine sono a cavallo di due secoli, perch\u00e9 io sono a cavallo di due secoli, perch\u00e9 lo sono anche le mie figlie.<br \/>\nIo per\u00f2 sono pi\u00f9 su quello andato, ne porto dentro i valori, le certezze, i dubbi e le contraddizioni; qualche nostalgia, credo nessun rimpianto. E questi valori desidero lasciare alle mie figlie, che sono invece proiettate in questo appena iniziato.<br \/>\nTrasmettere loro i miei valori ed i miei credo, senza alcuna presunzione o desiderio di obbligarle a scelte simili alle mie. Il titolo di un libro che mi regalarono anni fa recita \u2026 se le vuoi sempre con te \u2026 lasciale andare.<\/p>\n<p>Questo zibaldone vuole soltanto essere il racconto di un percorso, del mio percorso, del mio passaggio sul palcoscenico della vita.<br \/>\nLa memoria del passato e la proiezione del futuro, un dualismo apparentemente contraddittorio che mi porto dentro da sempre; il pi\u00f9 giovane tra i vecchi, e contemporaneamente il pi\u00f9 vecchio tra i giovani, come il marinaio della copertina.<br \/>\nVecchio e rugoso, cotto dal sole e dalla salsedine, ma con i piccoli occhi schiusi oltre l\u2019orizzonte verso un futuro che forse non vedr\u00e0, ma che sente proprio perch\u00e9 ha contribuito a costruirlo, o almeno cos\u00ec crede.<br \/>\nFu questo il sentire di mio suocero mentre schizzava quel ritratto?<br \/>\nNon lo so, a me piace interpretarlo cos\u00ec!<\/p>\n<p>Buona lettura<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INDICE Perch\u00e8 questo libro? 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